La Curcuma è una spezia conosciuta ed utilizzata da millenni. Di origine indiana, la ritroviamo descritta negli antichissimi testi sacri Ayurvedici, in cui, grazie al suo colore giallo oro è assoggettata alla divinità solare. Ancora oggi, le donne indiane, nella preparazione al matrimonio si tingono i capelli ed il volto con la polvere di Curcuma, assumendo una colorazione dorata grazie ai pigmenti in essa contenuti.


Nel subcontinente indiano antichissimo è l’impiego culinario della curcuma come ricostituente. Da almeno quattro millenni la curcuma è la base del gold-milk o latte d’oro, in cui un quarto di cucchiaino di pasta di curcuma viene frullato con latte, miele, olio di mandorle e servito con una spolverata di cannella a sportivi o nella fase post influenzale come tonico.


Anche la medicina cinese descrive con attenzione le proprietà della curcuma, focalizzando l’attenzione sulle sue caratteristiche purificanti il Qi, l’energia circolante nell’organismo. Secondo la Medicina Cinese l’energia vitale e il sangue fluiscono in tutto il corpo incanalati nei meridiani, base teorica a fondamento dell’agopuntura, scienza oggi riconosciuta anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.


 La Curcuma, nella Medicina Tradizionale Cinese ha proprietà terapeutiche sul fegato, oggi la moderna farmacologia le riconosce un’azione antiossidante e come per la medicina cinese il risultato si osserva con un miglior colorito della pelle. Ancora, per la medicina tradizionale cinese, purifica l’intestino, noi parliamo di azione terapeutica sul colon irritabile. Infine i cinesi descrivevano gli effetti della Curcuma sulla cistite, oggi sono provate le sue proprietà antibatteriche legate alla presenza di olii essenziali.


Dal punto di vista fitoterapico, della curcuma si utilizza il rizoma, a partire dal terzo anno, quando questo ha raggiunto una lunghezza variabile dal mezzo metro ad un metro e mezzo. Il luogo di origine più pregiato per il contenuto in principi attivi è il subcontinente indiano, generalmente la Curcuma viene coltivata ad un’altezza di circa duemila metri. Il periodo balsamico di raccolta è settembre – ottobre, in cui la concentrazione in curcuminoidi ed olii essenziali è più elevata.


I primi studi condotti sulla Curcuma sono di natura osservazionale.


Si è visto con dati statistici basati su grandissimi numeri che gli indiani risiedenti in Asia soffrono molto raramente di diabete e di patologie reumatiche, mentre la stessa popolazione risiedente in Europa o in America ha un boom di tali patologie.


Un’analisi più attenta ha verificato l’inevitabile differenza di costumi alimentari ed in particolare la fortissima diminuzione dell’uso di curry, alimento basato principalmente sulla Curcuma. In oriente gli indiani consumano anche decine di grammi di curry preparato fresco ogni giorno, mentre in occidente ne consumano un decimo, importato non più fresco dall’India.


Studi più approfonditi hanno mostrato la difficoltà di assorbire da parte dell’intestino i principi attivi della Curcuma nel sangue. Essendo una “droga” liposolubile entra nel circolo entero-epatico (sistema con cui il nostro organismo assorbe i grassi alimentari) e viene condotta immediatamente al fegato, prima di entrare nel torrente circolatorio. Da qui la maggior parte dei suoi principi attivi viene “processata” per essere eliminata. In tal modo, solo una piccolissima percentuale di curcuminoidi viene trasportata nel sangue e da qui può portare i suoi benefici terapeutici. La dose di Curcuma utilizzata da un punto di vista alimentare in occidente è insufficiente per poter svolgere una qualunque azione benefica sopra descritta, mentre i quantitativi della stessa spezia consumati in Asia diventano significativi.


Gli studi di farmacologia di questi ultimi anni hanno meglio identificato le proprietà terapeutiche dei curcuminoidi contenuti in questa spezia, una volta che questi raggiungono in quantità significativa il torrente circolatorio.


  • Un recente studio del 2013 ha mostrato che la curcumina influenza positivamente la maggior parte degli aspetti chiave del diabete, l’insulino resistenza, l’iperglicemia e l’iperlipidemia, la retinopatia diabetica oltre al glaucoma e alla sindrome dell‘occhio secco. Modula la neuropatia diabetica.
  •  Oltre a ciò la curcumina ha dimostrato di essere efficace nel ridurre i disordini epatici associati al diabete, come il fegato grasso.
  • L’effetto protettivo dell’estratto di Curcuma sul fegato, da sostanze tossiche come l’alcool, è stato oggetto di numerosi studi.
  • Altri studi clinici hanno dimostrato l’effetto positivo della Curcuma su pazienti affetti da colite e Sindrome del colon irritabile, evidenziando un notevole miglioramento dopo due mesi nella qualità di vita, riducendo il dolore addominale.
  • In un recente studio clinico la Curcuma ha dimostrato avere un ruolo importante nel ridurre il processo infiammatorio validando così il suo utilizzo per mantenere il benessere delle articolazioni.
  • Studi sono attualmente in corso sul ruolo dei curcuminoidi nella prevenzione dell’Alzheimer e nell’azione di diminuzione degli effetti tossici collaterali di alcune terapie antitumorali.


 Uno studio del 2014 ha mostrato la capacità di attenuare l’indolenzimento muscolare da stress ossidativo e da infiammazione associati ad esercizio fisico prolungato.


Un successivo studio del 2015 ha messo in evidenza l’attività contro il dolore acuto, paragonando l’attività svolta dai curcuminoidi con quella svolta dal Paracetamolo 1 g e con quello della Nimesulide 100 mg.

 


Gli studi attuali sono pertanto tutti mirati ad ottimizzare l’assorbimento dei principi attivi nel torrente circolatorio.


Un primo tentativo è stato compiuto associando alla Curcuma il Pepe nero. In tal modo la degradazione svolta nel fegato dei curcuminoidi viene notevolmente rallentata e aumenta la concentrazione nel torrente circolatorio. E’ evidente l’effetto collaterale immediato, una notevole tossicità svolta dal Pepe nero sullo stomaco, oltre al fatto che interferisce sul metabolismo di altri farmaci che il paziente potrebbe assumere contemporaneamente.


Una strategia oggi considerata valida per risolvere l’assorbimento dei curcuminoidi è quella di rendere la Curcuma idrosolubile circondandola con micelle costituite da sostanze naturali. Si riesce così ad ottenere un notevolissimo miglioramento dell’assorbimento, rendendo la concentrazione di principi attivi circolanti sufficiente a svolgere le proprietà sopra descritte. La dose di curcuma da assumere deve essere compresa tra uno e due grammi al giorno per periodi generalmente compresi in 30 / 60 giorni.


 

Molte altre spezie hanno studi clinici paragonabili a quelli della Curcuma longa, continuate pertanto a seguirci.