In un articolo pubblicato il 4/aprile/2006 per “Il Farmacista”, pubblicato da Tecniche Nuove per il Nobile Collegio, così scrivevo:


 “Sembra ormai un conto alla rovescia.

I telegiornali, periodicamente, ci fanno vivere la suspance di un virus sterminatore che si abbatterà sull’Occidente travolgendone le difese.

Ci viene ricordato, con insistenza, che ogni trent’anni circa un evento catastrofico, di natura patologica, piomba sull’Europa mietendo milioni di vittime, come capitò ai tempi della Spagnola. Sembrerebbe, pertanto, che il nostro tempo sia largamente scaduto.

         Un simile atteggiamento “terroristico” serve sicuramente a tenere alte le difese della popolazione nei confronti della propria salute. È evidente la notevolissima differenza fra quanto accaduto nel 1918, dopo una guerra devastante ed una popolazione ridotta alla fame e senza il supporto degli antibiotici ed i nostri giorni. Non è un caso se le patologie di cui la comunità internazionale oggi più si preoccupa colpiscono nel 99% dei casi le popolazioni del terzo mondo, più immunocompromesse per mancanza di cibo e di igiene.

         Purtroppo, anche un cittadino sano, ben alimentato e di corretta educazione igienistica può soffrire, come noto, di periodi di abbassamento delle difese immunitarie. Moltissime sono le cause che possono intervenire in questo caso, quali gli stress ambientali ed emotivi, cause iatrogene (antibiotici, cortisonici …), incidenti di varia natura.

         Terapie immunostimolanti, specialmente nel periodo autunnale, si stanno perciò sempre più diffondendo. Oggi i metodi più impiegati sono quelli vaccinali e l’utilizzo di lisati batterici. Molte persone preferiscono al contrario ricorrere al “naturale” con prodotti quali l’Echinacea o la Propoli.

Ma oggi che si diffonde il panico da pandemia fortissima è anche la richiesta da antivirali specifici, tanto da far scomparire dal mercato prodotti di questa natura già in assenza di fenomeni patologici in atto e soprattutto con la totale mancanza di una riscontrata efficacia di tali prodotti in caso si dovesse sviluppare una patologia di tale natura. Parlare, infatti, di antivirali lascia presagire il grande pubblico di un’efficacia ad ampio spettro di tali prodotti del tutto ingiustificata. La grandissima varietà del mondo dei virus, ben maggiore e più inafferrabile del mondo dei batteri, lascia ancora “all’anno zero” le nostre terapie farmacologiche.”


         Fin qui l’articolo del 2006, oggi non ci possiamo più considerare all’anno zero sulla ricerca degli antivirali. Probabilmente proprio la triste vicenda della Pandemia del Covid-19 ci farà fare un importantissimo passo in avanti su come questa patologia di natura influenzale si propaga nel mondo e quali siano i giusti accorgimenti sanitari da adottare.

         Restano comunque, al di la delle mode, interessanti alcune ricerche su principi vegetali studiati per le loro attività antivirali. Vorrei partire da una droga attualmente non particolarmente pubblicizzata e poco utilizzata a questo scopo.


         Un interessante studio preliminare è stato condotto sulla Glycyrrhiza glabra:


Jindrich Cinatl e Prakash Chandra, dell’Istituto di Virologia Medica, presso l’Università di Francoforte, hanno sperimentato ribavirina, 6-azauridina, pirazomicina, acido micofenolico e glicirrizina su due ceppi di coronavirus isolati in pazienti affetti da Sars. La glicirrizina, più delle altre sostanze con cui é stata messa a confronto, é stata capace di bloccare l’ingresso e la replicazione del virus nelle cellule, in parole povere di arginare l’infezione. Il meccanismo d’azione non è ancora ben chiaro, il virologo ipotizza che la saponina della liquirizia andrebbe ad interferire con il percorso di comunicazione cellulare (protein chinasi C, casein chinasi II e con alcuni fattori di trascrizione nucleare) inducendo anche la produzione di ossido nitrico, fattore di attivazione ben conosciuto per i macrofagi e linfociti, cellule che allertano e potenziano una risposta più globale del sistema immunitario. La glicirrizina sarebbe dunque la sostanza più indicata per combattere il coronavirus, se non fossero necessarie grandi quantità per avere gli effetti terapeutici desiderati, quantità tali da rendere le controindicazioni da glicirrizina superiori all’accettabile. (Fonte: Johann Wolfgang Goethe-Univertität Frankfurt am Main Lancet 2003)

         L’efficacia dei principi attivi presenti nella Glycyrrhiza glabra è stata dimostrata nei confronti di diverse tipologie di infezioni virali, come infezioni erpetiche, encefalite giapponese, virus della varicella, epatite virale di tipo A, B e C. Inoltre, è stato svelato in diversi studi che la glicirrizina, il principio attivo più importante contenuto nella liquirizia, presenta attività antivirale nei confronti del virus umano dell’immunodeficienza (Aids) la glicirrizina bloccherebbe la formazione delle placche e l’espressione di antigeni specifici dell’HIV.

         La liquirizia non ci è nota ed utilizzata, però, da diversi secoli per queste caratteristiche, ma per altre e molto più comuni potenzialità. Facciamo pertanto un passo indietro, cominciando da una più sistematica descrizione della droga, per esaminare poi le ultime ricerche farmacologiche.

         L’etimologia della parola Glycyrrhiza deriva dal greco: dolce radice.

Le parti utilizzate (la droga) sono, infatti, gli Stoloni e le radici raccolte non prima del terzo o quarto anno di età, in autunno.

         Di grandissimo interesse e varietà sono i principi attivi contenuti nella liquirizia.

         La F.U. prevede anzitutto un contenuto minimo di una saponina triterpenica, la glicirrizina, presente in concentrazioni pari al 6-10%, ma il cui contenuto non deve scendere al di sotto del 4%. La radice mondata perde in media un 30-40% in glicirrizina, dato che la massima concentrazione della droga è nella corteccia.

         La glicirrizina è responsabile della dolcezza della liquirizia, essendo 50 volte più dolce del saccarosio, ma nelle radici sono presenti altre 13 saponine minori.

         Altri principi attivo di primaria importanza, contenuto all’interno degli stoloni delle Glycyrrhiza, sono i flavonoidi e gli isoflavonoidi, con una concentrazione di circa l’1%. Studi condotti su animali hanno dimostrato che questi composti posseggono una rilevante azione protettiva nei confronti della formazione di ulcere chimicamente indotte.

         Oggi, la farmacologia, ha studiato nei dettagli le virtù terapeutiche della liquirizia, sia utilizzando la droga in toto, sia eglicirrinizzata, sia nei suoi singoli costituenti.

         Le applicazioni cliniche si possono suddividere fra:

  • Somministrazione orale di preparati a base di liquirizia contenenti acido glicirretinico, quando si ricercano le proprietà antinfiammatorie (sindrome premestruale), immunostimolanti (nelle infezioni virali, a partire dai comuni raffreddori, fino alla Sars o all’Aids), antiallergica.
  • Somministrazione di liquirizia deglicirrinizzata (DGL), trova la sua principale applicazione nelle condizioni ulcerative del tratto gastrointesinale.

Droga planta tota

         Degli studi sperimentali sulle terapie antivirali e sui suoi limiti posologici si è già parlato all’inizio dell’articolo. Sull’apparato respiratorio, la droga esplica anche un’attività espettorante (secretolitica e secretomotoria), ascrivibile almeno in parte alla glicirrizina, mentre l’acido glicirretico possiede una attività antitussiva paragonabile a quella della codeina.

         Interessante potrebbe essere l’utilizzo durante la sindrome premestruale (data la brevità della terapia, si limiterebbero i danni edematogeni provocati dalla glicirrizina stessa). I sintomi della sindrome premestruale (depressione psichica, desiderio di assumere dolci, aumento di peso dovuto a ritenzione dei liquidi, dolore da tensione mammaria eccetera) sono in gran parte attribuiti a un aumento del rapporto tra estrogeni e progesteroni. Poiché si ritiene che la liquirizia svolga un’azione alterativa sul metabolismo degli estrogeni e poiché sia la glicirrizina sia l’acido glicirretinico possiedono un effetto antiestrogenico e sopprimono la demolizione del progesterone, la somministrazione di liquirizia due settimane prima dell’inizio delle mestruazioni (nella fase medio-luteinica) può aiutare a ridurre la sintomatologia di tale patologia.

         I dosaggi utilizzati per tali terapie, cercano di massimizzare l’efficacia della droga, minimizzando gli inevitabili effetti collaterali insiti nel meccanismo d’azione:

  • Radice in polvere: 1-2 g, fino ad un massimo di 5 g nelle ventiquattrore.
  • Estratto fluido (1:1):2-4 ml
  • Estratto solido (essiccato in polvere) (4:1):250-500 mg
  • Terapie antivirali: 200-800 mg al dì di glicirrizina (5-15 g di droga).
         Un atteggiamento prudente consiglierebbe di non superare i 3 g di droga giornalieri e di assumere contemporaneamente una dieta ricca di potassio e povera di sale. (per non incorrere in fenomeni ipertensivi).
È bene, inoltre, non superare le quattro settimane consecutive di terapia (per non subire un effetto rebound ormonale).

                                                                                                                         Liquirizia deglicirrizata

         Il più diffuso utilizzo medicinale di liquirizia è oggi associato al trattamento delle ulcere peptiche, ma per minimizzarne gli effetti collaterali si preferisce utilizzare la droga deglicirrizata.

         Il meccanismo d’azione è diverso rispetto a quello degli attuali farmaci, come quello degli antiacidi o degli antagonisti di pompa. Anche se efficaci, tali trattamenti interrompono i normali processi digestivi e alterare la struttura e le funzioni delle cellule che rivestono il canale alimentare. Invece di inibire la liberazione acida, l’azione della “nostra” droga è quella di stimola i normali meccanismi di difesa che prevengono la formazione di ulcere e stimolano la guarigione delle membrane mucose danneggiate (effetto cicatriziale) attraverso la probabile stimolazione delle prostaglandine, con conseguente:

1. Aumento dell’apporto di sangue alla mucosa danneggiata.

  1. 2. Aumento del numero di cellule che producono il muco di protezione delle membrane mucose.
  2. 3. Aumento della quantità di muco prodotto dalle cellule e aumento della durata della vita delle cellule intestinali.
  3. 4. Azione antispasmodica, legata alla presenza dei flavonoidi (maggiore efficacia del fitocomplesso rispetto all’uso della glicirrizina standardizzata).
         Assumere la droga miscelata con la saliva. In tal modo promuoverebbe il rilascio di composti salivari che stimolano la crescita e la rigenerazione delle cellule intestinali e gastriche. Interessante l’uso nel dolore epigastrico, nella lenta digestione, nell’aerofagia e nel meteorismo. Non è stata ancora dimostrata l’efficacia della liquirizia deglicirrizata in capsule. Il suo dosaggio standard è di 2-4 tavolette masticabili da 380 mg ognuna assunte tra i pasti oppure 20 minuti prima. Il trattamento dovrebbe essere protratto per 8-16 settimane in base alla risposta ottenuta, non manifestandosi, in tale terapia, gli effetti collaterali classici della glicirrizina.

                                                                                                                            Applicazioni topiche

         L’azione antiirritativa, antiallergica e cicatriziale, la rende utilizzabile per uso locale sull’epidermide e sulle mucose.
         L’acido glicirretico è utilizzato in numerosissimi preparati cosmetici per pelli secche e sensibili, in prodotti lenitivi doposole, associato con Calendula, Camomilla … in dosi variabili dallo 0,5 all’1,5%.

         Eczema e psoriasi
         L’acido glicirretinico esercita un’azione simile a quella dell’idrocortisone topico nel trattamento dell’eczema, delle dermatiti allergiche e da contatto e della psoriasi. Il suo meccanismo d’azione è quello di potenziare gli effetti delle applicazioni topiche di idrocortisone attraverso l’inibizione della 11-beta-idrossisteroide deidrogenasi che catalizza la conversione dell’idrocortisone in una forma inattiva.

         Herpes simplex
         Studi clinici hanno osservato che applicazioni topiche dell’acido glicirretinico e dei suoi derivati hanno un ruolo importante nella riduzione dei tempi di guarigione e del dolore associati all’herpes facciale e all’herpes genitale. Come già indicato in precedenza, la glicirrizina inattiva in modo irreversibile il virus dell’herpes simplex tipo 1 e stimola la sintesi e la liberazione di interferone.

         Tisane e preparazioni galeniche

         La liquirizia è utilizzata anche per aromatizzare tisane con diverse proprietà, ma è necessario fare attenzione a non compiere decozioni, in quanto il suo principio acre passerebbe nel liquido.

         Di notevole interesse la “Pozione bechica” presente nel Formulario Nazionale F.U.:
         Specie composta per tisana al Timo
         Thymi herba                         25%
         Foeniculi fructus cont.          15%
         Plantaginis folium                 35%
         Liquiriziae radix                     25%
         S/5 g per tazza d’acqua bollente (250 g); due-tre tazza al dì.

         Usatissima la liquirizia nelle tisane lassative.

          “Specie lassativa” (Ph. Selvatica VII ed.)
         Anisi fructus                          15%
         Foeniculi fructus cont.          15%
         Liquiriziae radix                     10%
         Sambuci flos                         10%
         Sennae fructus                      50%
         S/Infuso al 5%; una tazza una-tre volte al dì. Non abusare!


         Effetti collaterali
         I principali effetti collaterali dell’utilizzo della Glycyrrhiza glabra sono quelli edematogeni, legati ad un marcato aldosteronismo. Si produce perdita di potassio, ritenzione di sodio e di liquidi,
effetti marcatamente ipertensivi.

         Controindicazioni
Si consiglia, in prima istanza, il non utilizzo di liquirizia in tutti quei soggetti ipertesi e nelle insufficienze renali.

  • Il suo utilizzo è controindicato anche nelle epatiti croniche e nei cirrotici.
  • Non deve essere assunto in gravidanza, dato che non se ne è provata l’innocuità.
  • Non assumere contemporaneamente a corticosteroidi, per non potenziarne gli effetti e non assumere la droga per più di quattro settimane per non provocarne effetti rebound.
  • Prudenza nell’utilizzo in donne sotto terapia ormonale, data l’interazione con estro-progestinici.
  • Non utilizzare contemporaneamente a farmaci tiazidici per non incrementare la perdita di potassio (quest’ultima provoca, fra l’altro, ipersensibilità ai glicosidi digitatici).
  • L’utilizzo prolungato come lassativo provoca dipendenza per diminuita tonicità muscolare intestinale ed un ulteriore perdita di sali di potassio.