Molti pazienti entrano in Farmacia dicendo: “Ho l’influenza”. In realtà i loro sintomi spesso non coincidono con la definizione medico
scientifica di questa patologia.

A volte si confonde tale termine con uno stato di generico malessere, che può essere determinato tanto da stanchezza psico-fisica, tanto da virus, quanto da batteri o da semplice tossinfezione alimentare.

In un epoca in cui il “dottor” internet conta più di molti articoli scientifici, sarebbe sufficiente leggere la definizione che offre Wikipedia per capire l’errore in cui si incorre: “L’influenza è una malattia infettiva respiratoria acuta causata dal virus dell'influenza, un virus a RNA della famiglia degli Orthomyxoviridae …” e ci si rende immediatamente conto dell’enorme distanza tra il percepito comune ed il reale.

Quindi l’influenza non c’entra niente con tutto ciò che riguarda il nostro apparato digestivo, tutte le patologie batteriche e la semplice comparsa di febbre e con ciò gran parte dei medicinali normalmente richiesti.

L’influenza è una patologia altamente contagiosa, caratterizzata dal passaggio di un virus attraverso goccioline di saliva, con un tempo di incubazione compreso tra le 18 e le 72 ore. Di regola arriva in Italia tra gennaio e fine marzo ed è caratterizzata da febbre, accompagnata da brividi di freddo, spossatezza, mal di ossa e dolori muscolari, mal di testa, tosse, naso chiuso e mal di gola.

L’aumento della temperatura corporea, non sempre presente, serve all’organismo ad attivare le difese immunitarie e a rendere sfavorevole l’ambiente al virus. Eliminarla totalmente è pertanto sbagliato, si disarma il corpo da una delle sue più importanti difese, ma va contenuta al di sotto dei 38,5°, per non debilitare troppo il malato. Il paracetamolo 500 mg è sufficiente per abbassare la febbre, il dosaggio 1000 è indispensabile in supposta, dato che l’assorbimento per questa via è del 50%, mentre in compresse questo dosaggio a funzione di antidolorifico. Attenzione, però ad usare questo dosaggio troppo di frequente, dato che superati i tre grammi al giorno il farmaco diventa tossico per il fegato! Dato che i rialzi febbrili possono essere tra loro molto ravvicinati è più logico assumere il dosaggio più basso, ma con una frequenza maggiore.

Gli antibiotici non solo sono inutili (agiscono solo contro i batteri) ma sono addirittura controproducenti. Creano un pericoloso vuoto biologico, distruggendo la flora batterica intestinale, favorendo in tal modo l’arrivo di nuovi elementi patogeni. Complicanze batteriche possono sopraggiungere alla fine del fenomeno influenzale, di regola dopo una settimana di malattia, con complicazioni bronco-polmonari, sinusite o otite. Solo in questi casi l’utilizzo della terapia antibiotica è indispensabile, ma non è possibile utilizzare questa terapia a scopo preventivo e l’abuso di questi farmaci conduce ad antibiotico resistenza. È ormai una certezza che nuovi batteri si stiano sviluppando resistenti alla somministrazione di qualunque tipo di antibiotico attualmente in commercio.

La tosse è uno dei fenomeni più fastidioso e più duraturo nella sintomatologia influenzale. In alcuni casi, ancora dopo un mese dalla guarigione, si possono avere fenomeni di tosse. Anche quest’ultima è una difesa dell’organismo, serve a strappare ed espellere il patogeno dalle vie aeree. Eliminare completamente la tosse nella prima fase dell’influenza è sbagliato, ma consentire al paziente di dormire la notte e l’eliminazione del problema a guarigione avvenuta è, ovviamente, necessario. Come per la febbre questo fenomeno deve essere gestito, impedendo che si trasformi da elemento difensivo in elemento degenerativo. Troppa tosse produce un’infiammazione delle vie aeree superiori, con conseguente aumento del fenomeno tussigeno. Un fenomeno destinato ad autoalimentarsi protraendosi oltre il periodo influenzale.

Il muco ed il conseguente naso chiuso, è un altro processo difensivo essenziale del nostro organismo contro virus, batteri ed elementi irritanti presenti nell’aria. Serve a isolare il tessuto respiratorio da questi patogeni, intrappolarli e trascinarli verso lo stomaco, in modo da poterli espellere con le feci. Anche in questo caso la totale eliminazione del muco è sbagliato, oltre che molto difficile da realizzare. Il muco deve essere semplicemente fluidificato, anche perché, un muco troppo denso, può diventare, viceversa esso stesso fonte di infezione.

Altri sintomi quali mal di ossa, dolori muscolari, mal di testa, debolezza generale sono da contrastare con classiche terapie antinfluenzali.

Il modo più razionale per contrastare l’influenza è prevenirla con la vaccinazione, particolarmente indicata in quei soggetti a rischio per concomitanti patologie respiratorie, cardiache o per uno stato di indebolimento psico-fisico generale. L’attuale vaccinazione non risulta essere controindicata né in allattamento né in soggetti immunocompromessi, non avendo al proprio interno la presenza di virus attenuato ma solo la porzione che produce immunità. Solo neonati al di sotto dei sei mesi e soggetti allergici ad una componente del vaccino sono da escludere dal processo vaccinale. Il vaccino ha però bisogno di due settimane tra il momento della puntura e la sua piena efficienza difensiva.

Di altre possibili terapie parleremo nei prossimi approfondimenti.